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International Anti Occupation Network: Dichiarazione di Le Feyt: la pace in Iraq è possibile

International Anti Occupation Network

Dichiarazione di Le Feyt: la pace in Iraq è possibile

Noi sottoscritti amici dell’Iraq in Francia, Belgio, Regno Unito, Italia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti d’America, Egitto, Svezia e Iraq ci siamo organizzati nella Rete Internazionale Anti-Occupazione, International Anti-Occupation Network (IAON) e dal 25 al 27 agosto 2008 ci siamo riuniti a Le Feyt, in Francia, dove abbiamo adottato la seguente posizione e dichiarazione che riflette il nostro impegno per una vera cessazione dell’occupazione e per una pace sostenibile e duratura in Iraq.

L’occupazione statunitense dell’Iraq è illegittima e non può essere resa legale. Tutto ciò che è derivato dall’occupazione è illegale e illegittimo e non può essere legittimato. Questi fatti sono incontrovertibili. Cosa ne consegue?

La pace, la stabilità e la democrazia in Iraq sono impossibili sotto l’occupazione. L’occupazione straniera si oppone per natura agli interessi del popolo occupato, come dimostrano i sei milioni di iracheni sfollati sia all’interno del paese che all’estero, gli assassini premeditati di accademici e professionisti iracheni e la distruzione della loro cultura, nonché più di un milione di morti.

La propaganda a Occidente cerca di rendere accettabile l’assurdità che l’invasore e il distruttore dell’Iraq possa anche svolgere il ruolo di suo protettore. I comodi timori di un “vuoto di sicurezza” – usati per perpetuare l’occupazione – ignorano il fatto che l’esercito iracheno non ha mai capitolato e costituisce la spina dorsale della resistenza armata irachena. Quella spina dorsale è impegnata esclusivamente a difendere il popolo iracheno e la sovranità dell’Iraq. Analogamente, le previsioni di una guerra civile ignorano il fatto che la popolazione irachena respinge in massa, per numero e per interesse, l’occupazione e continuerà a farlo.

In Iraq il popolo iracheno resiste all’occupazione con tutti i mezzi, in conformità con la legge internazionale1. Solo alla resistenza popolare può essere riconosciuto il ruolo di espressione e di difesa degli interessi e della volontà del popolo iracheno. Finora gli Stati Uniti hanno ingnorato questa realtà, e sperano che un’intensificazione delle azioni diplomatiche, dopo l’intensificazione delle azioni militari che ha efficacemente prodotto una pulizia etnica, possa salvaguardare un governo imposto al paese con la forza. Indipendentemente da chi vincerà le prossime elezioni presidenziali americane, gli Stati Uniti non potranno mai conseguire i loro obiettivi imperiali e le forze che impongono all’Iraq sono contrarie all’interesse del popolo iracheno.

Alcuni a Occidente continuano a giustificare la negazione della sovranità popolare etichettandola come “guerra al terrore”, criminalizzando non solo la resistenza2 ma anche l’assistenza umanitaria a un popolo assediato. In base al diritto internazionale la resistenza irachena costituisce un movimento di liberazione nazionale. Il riconoscimento della resistenza irachena è dunque un diritto, non un’opzione3. La comunità internazionale ha il diritto di ritirare il riconoscimento del governo iracheno imposto dagli Stati Uniti e di riconoscere la resistenza irachena.

È evidente che l’Iraq non potrà ritrovare la stabilità, l’unità e l’integrità territoriale perdute finché non sarà garantita la sua sovranità. È anche evidente che l’occupazione statunitense non può sfuggire alle proprie responsabilità tentando di addossare la colpa ai vicini dell’Iraq. Un patto di non-aggressione, sviluppo e cooperazione tra un Iraq liberato e i suoi vicini prossimi è l’ovvio mezzo con cui conseguire questa stabilità4. Grazie alla sua posizione geopolitica e alle sue risorse naturali, un Iraq libero, democratico e pacifico è fondamentale per il benessere e lo sviluppo dei suoi vicini. Tutti i vicini dell’Iraq dovrebbero riconoscere che la stabilità dell’Iraq è nel loro interesse, e impegnarsi a non interferire nei suoi affari interni.

Se la comunità internazionale e gli Stati Uniti sono interessati alla pace, alla stabilità e alla democrazia in Iraq devono accettare che solo la resistenza irachena – armata, civile e politica – può conseguirle salvaguardando gli interessi del popolo iracheno. La prima richiesta della resistenza irachena è il ritiro incondizionato di tutte le forze straniere che occupano illegalmente l’Iraq – comprese le società mercenarie – e la smobilitazione di tutte le forze armate insediate dall’occupazione.

Il movimento contro l’occupazione dell’Iraq – in tutte le sue espressioni – a difesa del popolo iracheno è la sola forza in grado di assicurare la democrazia in Iraq. Nell’ambito di questo movimento è stato concordato che al momento del ritiro statunitense venga formato un governo temporaneo con due incarichi precisi: preparare il terreno per elezioni democratiche e ricostruire l’esercito nazionale. Al completamento di questi compiti il governo temporaneo verrà sciolto lasciando le decisioni sui risarcimenti di guerra, lo sviluppo e la ricostruzione a un governo iracheno sovrano e democraticamente eletto in uno Stato composto da tutti i suoi cittadini senza discriminazioni religiose, etniche, confessionali o sessuali.

Tutte le leggi, i contratti, i trattati e gli accordi firmati sotto occupazione sono nulli. In base al diritto internazionale e alla volontà del popolo iracheno, la sovranità totale del petrolio iracheno e di tutte le risorse naturali, culturali e materiali spetta al popolo iracheno e a tutte le sue generazioni passate, presenti e future. Nell’ambito del movimento contro l’occupazione dell’Iraq tutti concordano che l’Iraq debba vendere il proprio petrolio sul mercato internazionale a tutti gli Stati che non siano in guerra con l’Iraq e in linea con gli obblighi dell’Iraq in quanto membro dell’OPEC.

L’invasione statunitense del 2003 è stata e rimane illegale e le norme internazionali sulla responsabilità degli Stati esigono che gli Stati rifiutino di riconoscere le conseguenze di azioni di Stato illegali5. La responsabilità degli Stati comprende anche il dovere di compensare i danni. Le compensazioni dovrebbero essere pagate da tutti le figure statali e non statali che hanno tratto profitto dalla distruzione e dal saccheggio dell’Iraq.

Il popolo iracheno vuole una pace a lungo termine. Sulla base delle conclusioni di Istanbul del 2005 del Tribunale Mondiale sull’Iraq6 e in riconoscimento dell’enorme sofferenza del popolo iracheno aggredito, i firmatari di questa dichiarazione appoggiano i succitati principi di pace, stabilità e democrazia in Iraq.

La sovranità dell’Iraq è nelle mani del suo popolo impegnato nella resistenza. La pace in Iraq è di facile ottenimento: ritiro incondizionato degli Stati Uniti e riconoscimento della resistenza irachena che per definizione rappresenta la volontà del popolo iracheno.

Facciamo appello a tutte le persone del mondo che amano la pace perché si impegnino a sostenere il popolo iracheno e la sua resistenza. Il futuro della pace, della democrazia e del progresso in Iraq, nella regione e nel mondo dipende da questo.

Membri della Rete Internazionale Ant-Occupazione:7

Abdul Ilah Albayaty, membro del Comitato Esecutivo del Tribunale di Bruxelles, Francia – Iraq
Hana Al Bayaty, Coordinatore dell’“Iniziativa Internazionale Irachena per i Rifugiati”:http://www.3iii.org, Francia – Egitto
Dirk Adriaensens, membro del Comitato Esecutivo del Tribunale di Bruxelles, Belgio
John Catalinotto, International Action Center, USA
Ian Douglas, Coordinatore dell’“Iniziativa Internazionale per Perseguire il Genocidio degli Stati Uniti in Iraq”:http://www.USgenocide.org, UK – Egitto
Max Fuller, Autore di For Iraq, the Salvador Option Become Reality e Crying Wolf, death squads in Iraq, UK
Paola Manduca, Scienziata, New Weapons Committee, Italia
Sigyn Meder, membro dell’“Associazione per la Solidarietà all’Iraq di Stoccolma”:http://www.iraksolidaritet.se, Svezia
Cristina Meneses, membro della sessione portoghese del Tribunale Mondiale sull’Iraq, Portogallo
Mike Powers, membro dell’“Associazione per la Solidarietà all’Iraq di Stoccolma”:http://www.iraksolidaritet.se, Svezia
Manuel Raposo, membro della sessione portoghese del Tribunale Mondiale sull’Iraq, Portogallo
Manuel Talens, scrittore, membro di Cubadebate, Rebelión e Tlaxcala, Spagna
Paloma Valverde, membro della Campagna Spagnola Contro l’Occupazione e per la Sovranità dell’Iraq (CEOSI), Spagna.

27 agosto 2008

Le Feyt, Francia

International figures who join us in our commitment to a true end to the occupation and to a lasting, sustainable peace in Iraq

Ramsey Clark, former U.S. Attorney General, international human rights activist, founder of the International Action Center – USA
Admiral Vishnu Bhagwat, former Chief of Naval Staff — India
Cynthia McKinney, Green Party US Presidential CandidateUSA
Denis Halliday, Former UN Assistant Secretary General & United Nations Humanitarian Coordinator for Iraq 1997-98 – Ireland
Hans von Sponeck, Former UN Assistant Secretary General & United Nations Humanitarian Coordinator for Iraq 1998-2000 – Germany
François Houtart, Director of the Tricontinental Center (Cetri), spiritual father and member of the International Committee of the World Social Forum of Porto Alegre, Executive Secretary of the Alternative World Forum, President of the International League for rights and liberation of people and president of the BRussells Tribunal – Belgium
Socorro Gomes, Chairwoman of WPC – World Peace Council and of Cebrapaz – Brazilian Center of Solidarity with Peoples and Struggle for Peace – Brazil
José Francisco Gallardo Rodríguez, General Major and PhD. in Public Administration – Mexico
Manik Mukherjee, Deputy, International Affairs, Socialist Unity Center of India, General Secretary, International Anti-imperialist and People’s Solidarity Coordinating Committee – India
Eduardo Galeano, Essayist, journalist, historian, and activist – Uruguay
Harold Pinter, Author, Nobel Prize in Literature 2005 – UK
James Petras, Author – USA
Jan Myrdal, Author – Sweden
Michael Parenti, Author – USA
Peter Curman, Author – Sweden
Rosa Regàs, Author – Spain
Santiago Alba Rico, Author, philosopher, member of Rebelion, Spain – Tunisia
William Blum, Author, USA
Issam Chalabi, former Iraqi Oil Minister, Iraq/Jordan
Dr. Omar Al Kubaisy, senior iraqi cardiologist, anti occupation politician and activist on iraq health & medical situation
Dr. Saeed H. Hasan, Former Iraqi Permanent Representative to the United Nations – Iraq
Dr. Saadallah Al-Fathi, former head of the Energy Studies Department at OPEC – Iraq
Salah Omar Al Ali, ex iraqi minister/ex Iraq’s ambassador to UN
Faruq Ziada, Former Iraqi Ambassador
Majid Al Samarai, former Iraqi ambassador
Wajdi A. Mardan, writer and Iraqi Diplomat
Naji Haraj, former Iraqi diplomat, human rights activist
Ridha Al Ridha, President of Iraqi Ja’fari shiits association: Al Ja’faria
Hassan T. Walli Aydinli, President of the Committee for the Defence of the Iraqi Turkmens’ Rights – Belgium-Iraq
Saif Al din Al Douri, Iraqi writer and researcher
Sabah Al-Mukhtar, President of the Arab Lawyers Association – Iraq / UK
Mohammed Younis Alobaidi, Oil Expert, Petroleum Consultancy Group (PCG) Board Member
Prof. Dr. Zuhair Al Sharook, Former President of Mosul University, Iraq
Dr. Abdul Razaq M. Al Dulaimi, Dean of college of communication in Baghdad before the invasion
“Hana Ibrahim”, Chair of Women’s Will Organisation – Iraq
Mohammed Aref, Science writer – Iraq / UK
Muhamad Tareq Al-Deraji, Director of Monitoring net of human rights in Iraq – President of CCERF – Fallujah
Dr. Mousa Al-Hussaini, Iraqi Writer
Buthaina al Nasiri, author and activist, iraq-egypt
Dr. Souad Naji Al-Azzawi, Asst. Prof. Env. Eng. – University of Baghdad – Iraq
Mundher Al-Adhami, Research Fellow at Kings College London – Iraq / UK
Nermeen Al-Mufti, Former co-director of Occupation Watch – Journalist – Iraq
Salam Musafir, Iraqi author and journalist based in Russia
Wafaa’ Al-Natheema, independent journalist, activist, founder of the Institute of Near Eastern & African Studies (INEAS), filmmaker, author of “Untamed Nostalgia – Wild Poems”
Hisham Bustani, Writer and Activist, Secretary – Socialist Thought Forum, Jordan
Nada Kassass, activist, Egypt
Arab Lotfy, artist and activist, Resistance Alliance, Lebanon- Egypt
Dr Sahera Al Abta, Academic,Doctor in biology,Faculty of Sience,Iraq/Amman
Sabah Al-Khozai, Academic & Politician
Yihia Abu Safi, searcher and activist, committies RIGHT TO RETURN palestinian, member of Resistance Alliance-Cairo
Dr. Mahmoud Khalid Almsafir, Ass. Prof. International Economics, Kuala Lumpur, Malaysia
Ghali Hassan, Independent writer living in Syndey, Australia
Yasar Mohammed Salman Hasan, computer science and business management – UK
Abdul Wahab Hamid Rashid, Iraq/Sweden
Asma Darwish Al-Haidari, Economist and Activist – Amman
Dr. Curtis F.J. Doebbler, International Human Rights Lawyer – USA
Karen Parker, Attorney , Association of Humanitarian Lawyers, partners of the BRussells Tribunal – USA
Niloufer Bhagwat, Vice President of Indian Lawyers Association – Mumbai / India
Amy Bartholomew, Law professor – Canada
Jennifer Van Bergen, journalist, author writing about civil liberties, human rights and international law, law lecturer at the Anglo-American University in Prague
Ana Esther Ceceña, Researcher/professor in geopolitics, National Autonomous University of México, Director of the Geopolitics Latinamerican Observatory – Mexico
Ángel Guerra Cabrera, journalist and professor – Cuba
April Hurley, MD, Iraq Peace Team, Baghdad 2003 – California, USA
Azildin Bin Hussain Al Qutamil, Arab Avant Guard-blog – Tunis
Dr. Bert De Belder, Coordinator Intal & Medical Aid For The Third World – Belgium
Carlos Fazio, journalist and academic – Mexico
Carlos Taibo, professor of Political Sciences, Madrid Autonomous University – Spain
Carmen Bohorquez, philosopher, Coordinator of the network of networks In Defense of Humanity – Venezuela
Dr. Chandra Muzaffar, President of JUST International – Malaysia
Claudio Moffa, Professor of History – Italy
Corinne Kumar, Secretary General of El Taller International – Tunesia / India
Dahr Jamail, independent journalist, author: Beyond the Green Zone: Dispatches from an Unembedded Journalist in Occupied Iraq – USA
David Miller, Professor of Sociology at Strathclyde University, co-founder of Spinwatch – UK
Dirk Tuypens, Actor – Belgium
Elias Davidsson, composer, international law scholar and activist for 9/11 truth – Germany
Eric Goeman, coordinator ATTAC – Belgium
Fausto Giudice, Writer, translator, activist, member of Tlaxcala – Italy/France
Felicity Arbuthnot, Journalist – UK
Frank Vercruyssen, Actor, TG Stan – Belgium
Dr. Gideon Polya, scientist, author of Body Count, Global avoidable mortality since 1950, Australia
Gie van den Berghe, professor University of Ghent – Belgium
Gilad Atzmon, Musician, writer, pro-Palestinian activist – UK
Gilberto López y Rivas, anthropologist – Mexico
Prof. Hedvig Ekerwald, Dept of Sociology, Uppsala University – Sweden
Prof. Em. Herman De Ley, Em. Prof. Ghent University, Ex-director of Centre for Islam in Europe – Belgium
Isaac Rosa, Writer – Spain
James E. Jennings, PH.D., President , Conscience International, Inc., a humanitarian aid and human rights organization working primarily in the Middle East; and Executive Director, US Academics for Peace, a group of university professors dedicated to dialogue among civilizations – USA
Jean Pestieau, Professor Emeritus, Catholic Univercity of Louvain (UCL), Belgium
Joachim Guilliard, Journalist, Anti-war movement – Germany
John Saxe-Fernández, Professor of political science, National Autonomous University – México
Jos Hennes, Publisher EPO – Edition House – Belgium
José Reinaldo Carvalho, Journalist, politologue, Relations Internationales, Cebrapaz – Centre Brésilien Pour la Solidarité avec les Peuples et la Lutte pour la Paix – Brazil
Kris Smet, Former Journalist – Belgium
Larry Holmes, Troops Out Now Coalition – USA
LeiLani Dowell, Fight Imperialism, Stand Together – USA
Prof. Dr. Lieven De Cauter, philosopher, K.U. Leuven / Rits, initiator of the BRussells Tribunal – Belgium
Lolo Rico, screenwriter – Spain
Ludo De brabander, Vrede, Peace Organisation – Belgium
Luz Gomez Garcia, Lecturer. Universidad Autonoma de Madrid – Spain
Manlio Dinucci, journalist Il Manifesto – Italy
Marc Vandepitte, philosopher – Belgium
Maria McGavigan, Institute for Marxist Studies, Brussels
Dr Mario Novelli, Lecturer in International Development, University of Amsterdam, Netherlands
Maruja Torres, writer and journalist – Spain
Mary Rizzo, Writer, translator, pro-Palestinian activist, member of Tlaxcala – USA/Italy
Mathias Cederholm, historian University of Lund, member in the Iraq Committe in Malmö, Sweden
Merry Fitzgerald, Europe-Turkmens of Iraq Friendships – Belgium
Michel Chossudovsky, economics professor and director, Centre for Research on Globalization (CRG) – Canada
Michel Collon, author, journalist – Belgium
Miguel Álvarez Gándara, member of SERAPAZ – Mexico
Mohamed Larbi Benotmane, law professor, Mohamed V University (Rabat).
Dr. Nayar López Castellanos, National Autonomous University of México – Mexico
Pascual Serrano, journalist, member of Rebelion – Spain
Paul Vanden Bavière, Former journalist De Standaard, publicist and editor of webzine Uitpers – Belgium
Pedro Monzón, Professor, Coordinator of the Cuban Chapter In Defense of Humanity – Cuba
Dr. Pol De Vos, Public Health Researcher – Peace movement, Belgium
René Naba, journalist, writer – France
Robin Eastman-Abaya, physician and human rights activist – USA
Prof. Rudi Laermans, sociologist, Catholic University of Leuven – Belgium
Sara Flounders, co-director of the International Action Center
Sarah Meyer, Independent researcher living in Sussex – UK
Saul Landau, scholar, author, commentator, and filmmaker on foreign and domestic policy issues, fellow of the Institute for Policy Studies – USA.
Sköld Peter Matthis, ophthalmologist – Sweden
Stephan Galon, ABVV Trade-Union Secretary / Permanent Syndical Centrale Générale FGTB – Belgium
Stéphane Lathion, swiss scholar (Fribourg University) – President of the GRIS (Research Group on Islam in Switzerland).
Stephen Eric Bronner, Professor of political science, Rutgers University – USA
Stevan Kirschbaum, Chair Grievance Committee United Steel Workers 8751 – USA
Steve Gillis, Vice President, United Steel Workers Local 8751 – USA
Teresa Gutierrez, May 1st Coalition for Immigrant and Worker Rights Co-Coordinator and Deputy Secretary General International Migrant Alliance (organizations for ID only) – USA
Dr. Thomas M. Fasy, MD PhD, Clinical Associate Professor, Mount Sinai School of Medicine – USA
Víctor Flores Olea, writer and political scientist – Mexico

Endorsing Organisations

All India Anti-imperialist Forum – India
BRussells Tribunal – Belgium
CEOSI – Spain
Conscience InternationalUSA
El Taller International – Tunesia
INTAL – Belgium
International Action CenterUSA
International Anti-imperialist and People’s Solidarity Coordinating Committee
The Iraq Solidarity Association in Stockholm (IrakSolidaritet) – Sweden
Medical Aid For The Third World – Belgium
Muslim Peacemaker Teams – Iraq
Palestine Think Tank (Free Minds for a Free Palestine)
Tlaxcala, The Translators’ (Global) Network for Linguistic Diversity
US Academics for PeaceUSA
World Courts of Women

We encourage the international peace movement, civil society and politicians to follow their example

Note

1 Il diritto all’autodeterminazione, all’indipendenza nazionale, all’integrità territoriale, all’unità e alla sovranità nazionale senza interferenze esterne è stata affermato molte volte da vari organi delle Nazioni Unite, compreso il Consiglio di Sicurezza, l’Assemblea Generale e la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, la Commissione del Diritto Internazionale e il Tribunale Internazionale. Il principio dell’autodeterminazione prevede che ove questo diritto venga soffocato con l’uso della forza si possa ricorrere all’uso della forza per contrastare questa azione e conseguire l’autodeterminazione.

La Commissione per i Diritti Umani ha ripetutamente riaffermato la legittimità della lotta contro l’occupazione con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata (Risoluzione della Commissione per i Diritti Umani N. 3 XXXV, 21 febbraio 1979 e Risoluzione della Commissione per i Diritti Umani N. 1989/19, 6 marzo 1989). Esplicitamente, la Risoluzione dell’Assemblea Generale 37/43, adottata il 3 dicembre 1982 “Riafferma la legittimità della lotta dei popoli per l’indipendenza, l’integrità territoriale, l’unità nazionale e la liberazione dalla dominazione coloniale e straniera e dall’occupazione straniera con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata”. (Si vedano anche le Risoluzioni dell’Assemblea Generale 1514, 3070, 3103, 3246, 3328, 3382, 3421, 3481, 31/91, 32/42 and 32/154).

2 L’Articolo 1(4) del 1° Protocollo Aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1977 considera le lotte per l’autodeterminazione come situazioni di conflitto armato internazionale. La Dichiarazione di Ginevra sul Terrorismo afferma: “Come ripetutamente riconosciuto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, i popoli che combattono contro la dominazione coloniale e l’occupazione straniera e contro regimi razzisti nell’esercizio del proprio diritto all’autodeterminazione hanno il diritto di usare la forza per conseguire i loro obiettivi nel contesto del diritto umanitario internazionale. Questi usi legittimi della forza non devono essere confusi con atti di terrorismo internazionale”.

3 I movimenti di liberazione nazionale sono riconosciuti come conseguenza del diritto all’autodeterminazione. Nell’esercizio del loro diritto all’autodeterminazione, i popoli sottoposti a dominazione coloniale o straniera hanno il diritto di “lottare… e chiedere e ricevere appoggio, in conformità con i principi della Carta” e con la Dichiarazione relativa ai Principi del Diritto Internazionale concernente le Relazioni Amichevoli e la Cooperazione tra gli Stati. È in questi termini che l’Articolo 7 della Definizione di Aggressione (Risoluzione dell’Assemblea Generale 3314 (XXIX) del 14 dicembre 1974) riconosce la legittimità della lotta dei popoli sottoposti a dominazione coloniale o straniera. Il riconoscimento da parte delle Nazioni Unite della legittimità della lotta dei popoli sottoposti a dominazione coloniale e straniera o a occupazione è in linea con la generale proibizione dell’uso della forza sancito dalla Carta delle Nazioni Unite poiché uno Stato che ne sottopone un altro a una dominazione coloniale o straniera con l’uso della forza commette un atto illegittimo secondo la definizione del diritto internazionale, e il popolo sottoposto alla dominazione, nell’esercizio del proprio intrinseco diritto all’autodifesa, può combattere per difendere e conseguire il proprio diritto all’autodeterminazione.

4 La Dichiarazione relativa ai Principi del Diritto Internazionale concernente le Relazioni Amichevoli e la Cooperazione tra gli Stati (Risoluzione dell’Assemblea Generale 2625 (XXV)) cita il principio secondo il quale “Ogni Stato ha il dovere di astenersi, nelle sue relazioni internazionali, dal ricorrere alla minaccia o all’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite ”. Singolarmente e collettivamente, l’Iraq e i i paesi vicini si impegnerebbero ad astenersi dall’uso della forza o dalla minaccia dell’uso della forza e da tutte le forme di interferenza negli affari di altri Stati. Singolarmente e collettivamente, l’Iraq e i paesi vicini si impegnerebbero anche nella cooperazione e nello sviluppo sulla base della negoziazione, dell’arbitraggio e del reciproco vantaggio.

5 L’Articolo 41(2) del Progetto di Articoli sulla Responsabilità degli Stati per Atti Internazionalmente Illeciti della Commissione per il Diritto Internazionale, che rappresenta la norma del diritto internazionale consuetudinario (adottata dalla Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite 56/83 del 28 gennaio 2002, “Responsabilità degli Stati per Atti Internazionalmente Illeciti”), impedisce agli Stati di trarre vantaggio dai propri atti illeciti: “Nessuno Stato riconoscerà come legittima una situazione creata da una grave violazione [di un obbligo derivante da una norma perentoria del diritto internazionale]”; Sezione III, Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite 36/103 del 14 dicembre 1962, “Dichiarazione sull’Inammissibilità dell’Intervento e dell’Interferenza negli Affari Interni degli Stati”.

6 Dichiarazione della Giuria di Coscienza del Tribunale Mondiale sull’Iraq, Istanbul, 23-27 giugno 2005.

7 L’International Anti-Occupation Network, Rete Internazionale Contro l’Occupazione, è una coalizione di gruppi solidali al popolo iracheno, in appoggio alla sovranità dell’Iraq e contro l’occupazione statunitense dell’Iraq. È stata fondata nell’aprile del 2006 al seminario internazionale sulle uccisioni mirate degli accademici e dei medici iracheni.

Si prega di diffondere questa dichiarazione

Traduzione: Tlaxcala

International Anti Occupation Network

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